Bologna e la cultura del nascondere

singoga

Giovanni da Modena, Trionfo della Chiesa sulla Sinagoga, S.Petronio, Bologna

Più spesso ormai mi accade di svolgere la mia attività di guida turistica a Bologna, con la liberalizzazione delle attività come la mia finalmente ci si è data la possibilità di rendere omaggio ai nostri studi e di mettere in pratica quello che ci hanno insegnato i nostri esimi prof. dell’università.

Io ebbi, ai suoi tempi, Massimo Ferretti che in un corso di Storia dell’arte medievale si soffermò parecchio sulla Bologna di Giovanni da Modena e di Niccolò dell’Arca.

Capirete che a 21 anni trovarsi di fronte ad un’arte così particolare mi sembrò imbarazzante, per me che fino a poco tempo prima consideravo arte medievale più o meno le torri, il Duomo di Modena, insomma manifestazioni più che altro esterne e famose. Poi scoprì una Bologna nuova, completamente celata, più timida che mai, opposta allo strabordante bisogno di farsi mangiare che si impone quando si gira per il mercato di mezzo. Nell’arte Bologna non si è purtroppo ancora imposta a livello nazionale come un luogo da visitare Obbligatoriamente. Si, ci si viene, ci si mangia, si vedono cose belle ma…ma poi, per fortuna sempre più, qualcuno si addentra nell’ombelico di questa città, e svoltando vicoli, percorrendo navate, si può imbattere in affreschi di Giovanni da Modena come quello che ho allegato dove una Crocifissione standard diventa assolutamente stranissima, con quel legno che diventa mano di plastlina quasi ad inforcare corone in testa a personificazioni di Chiese e Sinagoghe.

Per non parlare dei Gruppi di terracotta che compongono io penso il più cospicuo esempio di coroplastica di tutta Italia. Niccolò dall’Arca ci stupisce sempre di più ogni volta che ci si pone ad osservare il suo massimo capolavoro, il Compianto sul Cristo morto (1463) in S. Maria della Vita, capace come pochi di emozionare anche imberbi fanciulli in gita scolastica.

Poi naturalmente il Teatro Anatomico, le Sette Chiese, e mille altre cose, che fanno di Bologna un labirinto da percorrere senza sperare mai di arrivare alla meta.

BIENNALE GIOVANI BG3 RIMINI SI SCOPRE AL CONTEMPORANEO

marco gobbi

L’arte contemporanea è finita.

Viva l’arte contemporanea.

per fortuna  che è morta altrimenti la maggior parte degli uomini e delle donne di questo paese non si sarebbero accorti della sua presenza, un pò come Charlie Hebdo, ma lì era una cosa seria, purtroppo.

E se è finita l’arte contemporanea cosa nascerà ora? Bho e chi  lo sa, d’altronde chi sa chi arriverà dopo Giorgio Napolitano o chi dopo Matteo Renzi? Noi aspettiamo e se dovessimo o potessimo pretendere dall’arte quello che pretendiamo dalla politica?

Oh meglio di no…..perchè allora pretenderemmo solo un niente cosmico e ci sfiniremmo a lamentarci di essa. Ma allora. E’ così! Ho all’improvviso trovato il segreto di Pulcinella. Ho capito, associando due discipline apparentemente lontanissime, arte e politica, che vengono trattate dalla società nello stesso modo, ognuno di noi pretende da entrambe moltissime cose, che risolvano dubbi personali, che ci aiutino a vivere, che siano di conforto alla solitudine umana, eppure non facciamo niente attivamente per far sì che questo accada. E cioè. Capire. Pretendere da se stessi prima che da altri fuori da se di entrare in meccanismi complicati, arte e politica si contendono lo scettro di inestricabilità. Ma per far ciò bisognerebbe tornare ad un contatto vero con la propria anima faticante. Chi pretenderebbe di diventare medico senza il sudore di anni di studi praticantati ecc..? Forse chi taccia preti e oratori di parlare a vanvera senza però avere mai aperto la Bibbia.

Difficile l’animo umano. O più ancora il cervello umano.

Però non pretendiamo di porci di fronte ad un’opera post moderna del 2014 con zero nozioni di ciò che è successo nell’arte da Duchamp in poi (limite di demarcazione che potrebbe arretrare giù in dietro fino a Turner, Canova, Goya)

E se non avete voglia di studiare studiare studiare studiare parafrasando la donzelletta di Non ci resta che piangere, almeno non rompete le scatole con frasi come ” certo che Carvaggio è un’altra cosa” oppure ” questo lo sapevo fare anche io”, perchè tutto è a portata di mano, di mente, e le chiavi per aprire le porte della conoscenza artistica sono a buon prezzo, e se non capite, la prossima volta, non lamentatevi con me, ma con voi stessi.

Appuntamenti Visite guidate alla Biennale Giovani BG3

Calendario Visite guidate Guidopolis, guide della BG3:
GENNAIO: sabato 17 – domenica 18 – sabato 24 – domenica 25 – sabato 31 ore 16.00
Costo visita guidata 4 €
Prenotazione obbligatoria 328-9439658 – 329-2740433

Appuntamento in Piazza Ferrari di fronte alla Domus del Chirurgo
guidopolis.turismo@gmail.com – www.guidopolis.com

Presso il Museo della città di Rimini all’Ala Nuova (via Tonini 1) apre la BG3 Biennale Giovani mostra curata da Renato Barilli, Guido Bartorelli e Guido Molinari, 28 artisti partecipanti selezionati partendo dalla convinzione che lo stato dell’arte stia attraversando un periodo di fertile eclettismo o ibridazione in cui non prevale alcuna tendenza ma tutte sono in gioco poste tra loro in equilibrio dinamico: dalla pittura ma nella versione dinamica del wall painting, alla fotografia alle installazioni a materiali verbali e alla tensione concettuale. La BG3 offre un itinerario insolito attraverso le espressioni del contemporaneo, attraverso l’analisi e lo smontaggio dei linguaggi dell’arte e delle loro ambiguità.

BOLDINI ROMAGNOLO O PARIGINO?

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Febbraio andiamo è tempo di inaugurare.

Chi bazzica in mostre arte e affini sa che a febbraio iniziano nella nostra bellissima Regione Emilia Romagna una serie di esposizioni in cui tutti noi appassionati rivolgiamo attenzioni e meraviglie e aspettative naturalmente. Solo Palazzo dei Diamanti di Ferrara ci ha “traditi” e ha posticipato l’apertura dell’attesissima “Rosa di Fuoco” all’aprile prossimo, ma i Musei di San Domenico di Forlì e il MAR di Ravenna fanno di febbraio il mese dei vernisagge. A Forlì scopriremo Giovanni Boldini. Pittore di sublimi forme, delle donne, dei vaporosi abiti ottocenteschi, una volta riscoperto come si deve, ormai parliamo di decenni e decenni, non poche sono state le mostre dedicate a questo grande della pittura. Inflazionato? Non di certo, se pensiamo solamente alle decina di migliaia di mostre dedicate agli Impressionisti che ancora oggi detengono lo scettro di più allestiti e appunto mostrati al mondo. Boldini se lo merita. A voglia, non so se ce lo meritiamo noi, ma questa è una parentesi troppo enorme da poter richiudere con calma.

Boldini verrà mostrato a Forlì sin dalla sua prima appartenenza alla corrente dei Macchiaioli, e solo per questo la mostra sarebbe da non perdere. Se poi pensiamo all’abilità dei curatori nell’offrire una visione sempre molto stereoscopica, mobilio, vestiti, arti minori ecc..,allora l’imperdibile è d’obbligo.

Allora, cosa ci rimarrà usciti dalla mostra? Un sapore di baguette e fois gras oppure di tortelli di zucca e salama da sugo?

Lo scopriremo insieme se volete.

Per scoprire le nostre visite guidate potete contattarci, per visitare la mostra individualmente o con un bel gruppo di amici

Eleonora 328-9439658 elerina@libero.it

Poi aprirà i battenti una bella mostra a Ravenna, ma di quella parleremo più avanti con la giusta calma.

MOSTRE DI PRIMAVERA

 

sartorio

Inizia la primavera, in realtà non è mai finito l’autunno e mai iniziato l’inverno quest’anno, ma a me non è dispiaciuto affatto.

Con il sole i musei e le sale espositive iniziano a riempirsi all’inverosimile, sembra che tutta questa mancanza di soldi l’arte non la tema, anzi credo proprio che arte e soldi non sia un binomio da rifuggire, e se come diceva Boudelaire l’arte è la domenica della vita, allora la domenica si è disposti anche a spendere qualcosina per trattarsi bene e rifocillarsi lo spirito.

Per chi volesse dedicarsi in questa primavera a soli week-end culturali allora ecco le mostre più belle a mio avviso e da non perdere in Italia, in ordine di gradimento personale:

1) Liberty a Forli, Musei di San Domenico. Grande,davvero grande successo per questo appuntamento che vuole caratterizzarsi per mostrare per la prima volta gli sviluppi pittorici e scultorei del movimento Liberty italiano. Grandi pittori presenti in mostra da non perdere: Giulio Aristide Sartorio grande tecnico della pittura colori splendidi mitologico e originale allo stesso tempo, meravigliosi i suoi grandi fregi della Biennale del 1907 esposti in mostra. Domenico Baccarini una scoperta per il grande pubblico, un grande piccolo uomo che in pochi anni ha sconvolto lo stato dell’arte in Italia partendo dalla provincia, nasce a Faenza, ceramista pittore, artista totale.Poi Previati, Segantini e i bellissimi quadri delle montagne di Emilio Longoni.

 

2)Kandinsly Palazzo Reale Milano. E’ la collezione Kandinsky del Centre Pompidou quindi per chi non ha in programma un viaggio a Parigi nell’immediato può concedersi un bel w-e a Milano una città che ritengo fra le più belle d’Italia. Da non perdere: Der reiter uber die brucke, Il giallo, il rosso, il blu, Nel grigio, il luminosissimo Grand Bleu.

3) L’incanto dell’affresco, Ravenna MAR. Per gli appassionati, per chi non si stanca di osservare i particolari, e soprattutto per chi vive l’arte come una scoperta e non come un dato di fatto. Piccoli grandi superstiti, frammenti di intonaco dipinto, santi, putti eroi classici, Madonne medievali dallo sguardo incantato. E’ sicuramente una delle mostre più importanti dal punto di vista della storia dell’arte in tutta Italia

4) Ossessione Nordica, Palazzo Roverella Rovigo. Una sorpresa, di gusto, di introspezione pittorica, di valore artistico. Bellissime opere, dialoganti l’una con l’altra ti lascia un senso di passato condiviso non facile da trovare in un percorso allestitivo. Tesi completamente dimostrata, l’arte ha anticipato la psicanalisi nel bisogno di scavare nel profondo abisso dell’animo umano.

5)Frida Khalo, Scuderie del Quirinale. Che dire, finalmente una mostra che parla femminile ( aperta parentesi, giovani laureandi tirate fuori dagli archivi pittrici donne) in un modo meraviglioso. L’eleganza di Frida Khalo che persiste nei suoi volti perfetti colorati e bellissimi che mettono in secondo piano quello scheletro malato spesso rappresentato come un insieme di gradini da scalare per arrivare alla felicità. Dolore colorato orgoglioso sempre lucido.

6)Klimt, Palazzo Reale Milano. E poi arriva lui….. Gustav, tutti sull’attenti arriva il sacerdote dell’arte, il grande seccessionsita, il viennese più italiano mai esistito. Vi resta solo fare la coda e sarà una lunga coda, ma se non volete fare la coda in biglietteria allora potete visitare la mostra con Guidopolis e tutto sarà più semplice! ( guidopolis.turismo@gmail.com 328-9439658)

7)Paolo Veronese a Verona. Non cè ancora ma lo stiamo aspettando con tanto fervore

Buone mostre a tutti

 

E.

KLIMT ARRIVA A MILANO

 

Ebbene si,

anche Klimt, il grande Gustav, sacerdote dell’arte europea, sta arrivando a Milano, precisamente a Palazzo Reale.

I preparativi stanno concludendosi, del resto Palazzo Reale è un cantiere aperto 24h\24h sempre pronto a smontare quadri e rimontarli nel giro di un battito di ciglia. Anzi, per l’EXPO 2015 arriverà una retrospettiva sul genio di Leonardo da Vinci, stupendamente accolto dal Moro in quel 500 che vide farsi grande Milano.

Klimt sbarcherà in Italia cosa che più logica non si può considerando che tutto l’oro che infuse sui suoi quadri non fu altro che quello che gli rimase dentro gli occhi quando visitò le NOSTRE Ravenna e Venezia. 

Sottolineo NOSTRE perchè sto ancora maldigerendo l’ottusità di buona parte del popolo italiano verso l’Oscar di Sorrentino.

Sono artnazionalista si anzi culturnazionalista orgogliosa di questo riconoscimento perchè a mio avviso l’Italia dovrebbe prendere ogni giorno un Oscar per il suo passato culturale, e a volte anche per il suo presente culturale, anche se poco conosciuto

Aspetteremo quindi la Giuditta di Klimt ed altre opere immense e promettiamo di non uscire mai con la frase…però che peccato Kandinsky, Pollock, Klimt, tutte mostre straniere in Italia!. Non lo diremo mai perchè l’arte di ogni nazione parla e speriamo parlerà in qualche modo sempre di Italia

E.

MOSTRA KANDINSKY MILANO

Siamo usciti dai confini regionali per addentrarci nella pianura lombarda e ci siamo tuffati a visitare una delle mostre presenti a Palazzo Reale a Milano: Vassily Kandinsky.

Sabato scorso una giornata a dir poco terrificante dal punto di vista del meteo,  nonostante questo il Duomo di Milano e davanti palazzo Reale la fila di 50-60 persone non ha mai smesso di autoprodursi fino all’ora di chiusura.

Naturalmente per il mio gruppo avevo acquistato i biglietti precedentemente sui siti appositi, e per fortuna! Stare sotto quella pioggia non avrebbe prodotto grandi risultati…

Ma poi arriva Kandinsky. Nonostante il personale in biglietteria che non riusciva a gestire semplici domande dei visitatori e giustificava la propria scortesia con questa terribile frase :” tanto non può lamentarsi con nessuno noi siamo solo precari!” Come se la difficile situazione in cui la maggior parte degli italiani versa, costringa a tenere dei rapporti con le persone a dir poco disumani. La scortesia è l’anima della cura….

Entriamo a Palazzo Reale e già sapevo la piccolezza delle sale ma mai immaginavo di trovare una folla di  persone stipate davanti ad ogni quadro. Santa pazienza….quella del mio gruppo che ha capito la situazione ed è stato traghettato da me verso i pochi centimetri vuoti per cercare di imbastire un discorso sull’arte di questo genio del 900.

Il discorso è stato imbastito, certamente, e la difficoltà di visitare una mostra così affollata è stata ripagata dalla bellezza della produzione “giovanile” di Kandinsky.

Giovanile fra virgolette perchè sappiamo che il nostro divenne pittore oltre i 30 anni dopo aver abbandonato gli studi di giurisprudenza e dopo essere stato folgorato da due eventi che per lui rappresentarono un punto di non ritorno: la visione dei Covoni di Monet e l’ascolto anzi la partecipazione alla rappresentazione del Lohengrin di Wagner.

In mostra ci sono opere supreme del primo periodo tedesco, di quello russo, dal 14 al 21, e del periodo del Bauhaus.

Fino alle ultime luminosissime invenzioni microcosmiche del periodo parigino.

Quadro che rimane:

indubbiamente il Giallo, il rosso, il blu

soprendentemente: Chanson, Venice III, tempere su cartone folcloristiche e coloratissime.

Avete tempo ancora qualche mese per visitare questa mostra, altrimenti dovete fare un salto a Parigi, al Centre Pompidou

E.

E’ MORTO e GNOCH VIVA e GNOCH. LA TERRA NEL SANGUE

tecul

Questo post è solo per brindare alla vita anche se posso brindare solo con acqua perchè sono a dieta

brindiamo adesso che siamo in tempo come ha fatto tutti i suoi giorni ‘e Gnoch, che l’altro ieri è morto e stamattina c’è stato il suo funerale.

Voleva che anche in quel giorno tutti brindassero festeggiassero e mangiassero.

Così stamattina fuori dalla Chiesa di Torre Pedrera c’era gente col bicchiere in mano, la nostra gente, l’autista del carro funebre con la canella in mano per “spillare” il sangiovese che come una statua votiva sta lì fuori ad aspettare di inebriare la tristezza a tutti gli amici

che mangiano la ciambella si bevono il vino e fanno l’ultimo brindisi a ‘e Gnoch.

Che terra la Romagna….

si beve si mangia si ride anche da morti.

e poi…

… l’è una telaragna

La figa l’è una telaragna
un pidriùl ad sàida
e’ sgarzùl ad tòtt i fiéur;
la figa l’è una porta
ch’la dà chissà duvò
o una muràia
ch’u t tòcca buté zò.
U i è dal fighi alìgri
dal fighi mati s-cènti
dal fighi lèrghi e strètti, fighi de cazz
ciacaróuni ch’al sbadáia
e a n dói una paróla
gnénca s’ta li amàzz.
La figa l’è una muntagna
Biàènca ad zocar
Una forèsta in do ch’e’ pasa i lop,
l’è la caróza ch’al tóira i caval;
la figa l’è una baléna svóita
pina ad aria nira e ad lózzli,
l’è la bascòza dl’usèl
la su cóffia da nota,
un fouran ch’e’ bréusa iniquél.
La figa quand ch’e’ tòcca
l’è la faza de’ Signour,
la su bòcca.
l’è da la figa ch’l’è avnéu fura
e mònd sa i èlbar, al nóvli, e’ mér
e i óman éun a la vólta
e at tòtt al razi.
Da la figa l’è avnù fura énca la figa.
Os-cia la figa!

… è una ragnatela

La fica è una ragnatela/ un imbuto di seta/ il cuore di tutti i fiori;/ la fica è una porta/ per andare chissà dove/ o una muraglia/ che devi buttare giù./ Ci sono delle fiche allegre/ delle fiche matte del tutto/ delle fiche larghe o strette,/ fiche da due soldi/ chiacchierone o balbuzienti/ e quelle che sbadigliano/ e non dicono una parola/ neanche se le ammazzi./ La fica è una montagna/ bianca di zucchero,/ una foresta dove passano i lupi,/ è la carrozza  che tira i cavalli;/ la fica è una balena vuota/ piena di aria nera e di lucciole; è la tasca dell’uccello/ la sua cuffia da notte,/ un forno che brucia tutto./ La fica quando è ora/ è la faccia del Signore,/ la sua bocca./ È dalla fica  che è venuto fuori/ il mondo, con gli alberi, le nuvole, il mare/ e gli uomini uno alla  volta/ e di tutte le razze./ dalla fica è venuta fuori anche la fica./ Osta la fica!    Tonino Guerra  

e poi…. Tonino aveva capito tutto!

@elerinarimini